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	<title>fame emotiva Archivi - Valeria Vasile</title>
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	<description>Dottoressa Psicologa e Psicoterapeuta</description>
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	<title>fame emotiva Archivi - Valeria Vasile</title>
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		<title>Fame emotiva: come riconoscerla e gestirla.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ValeriaVasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2018 10:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generali]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fame emotiva: come riconoscerla e gestirla. Un nutrizionista ed una psicoterapeuta a confronto. Chi non si è mai trovato a dover...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Fame emotiva: come riconoscerla e gestirla.</strong></h2>
<h3><strong>Un nutrizionista ed una psicoterapeuta a confronto.</strong></h3>
<p>Chi non si è mai trovato a dover fare i conti con la <em>bilancia</em>?</p>
<p>Ogni volta spaventati dalla cifra in aumento, ci chiediamo perché sia successo e come possiamo porre rimedio ai nostri errori. Ma non è sempre facile ottenere risposte precise né raggiungere nell’immediato i risultati sperati.</p>
<p>Delle volte ci è sufficiente<strong> riequilibrare</strong> la nostra alimentazione ed aumentare l’attività sportiva e già in poco tempo riusciamo a riprendere la forma fisica desiderata. Altre volte invece si tratta di un problema più<em> complesso</em>.</p>
<p>Ci rendiamo conto di perdere la <strong>consapevolezza</strong> della quantità degli alimenti ingeriti durante la giornata. Ma soprattutto richiediamo al cibo, spesso inconsapevolmente, un compito molto importante: <strong>sedare i nostri stati emotivi.</strong></p>
<p>Un lavoro impegnativo, stress, pensieri negativi, tutto ciò sembra svanire nel momento in cui ci sediamo a tavola a <strong>mangiare</strong>. Ma solo pochi minuti dopo aver deglutito l’ultimo boccone, ci rendiamo conto di aver inseguito una <em>chimera</em>: l’effetto confortante scompare, rimorso e <strong>sensi di colpa</strong> infatti non tardano ad arrivare.</p>
<p>Mangiare ha infatti un potere sorprendentemente contraddittorio: può regalarci la sensazione di ritrovare la<strong> calma</strong> interiore, ma allo stesso tempo può farci sentire terribilmente male e incapaci di gestire la nostra vita.</p>
<h4 style="text-align: center;">Avete mai sentito parlare di <strong><em>fame emotiva</em></strong><em>&nbsp;(o nervosa)&nbsp;</em>?</h4>
<p>Uno dei <strong>sintomi</strong> più comuni è l’irrefrenabile <strong>desiderio</strong> di assumere cibo indipendentemente dal reale bisogno di nutrirsi, purché si plachi lo stato ansioso in cui ci si ritrova in quel determinato momento. La fame emotiva tende a comparire <em>improvvisamente;&nbsp;</em>si focalizza in genere sulla scelta di <em>cibi ben specifici</em> (cioccolato, dolci, patatine) e solo quei cibi sembrano soddisfare le nostre necessità.</p>
<p>A lungo andare la fame nervosa compromette la percezione del nostro <strong>senso di sazietà</strong>.</p>
<p>Sfortunatamente gli alimenti che più mentalmente ci appagano sono quelli a più alto contenuto di <em>zuccheri, sale e grassi</em>, talmente elevati da squilibrare la dieta quotidiana. Il mix di questi tre ingredienti è in grado di <strong>alterare</strong> la normale percezione dei sapori. Le grandi multinazionali hanno da sempre investito nella ricerca, affinché venissero prodotti alimenti che provocassero quasi una vera e propria dipendenza, il cosiddetto <strong>Bliss Point</strong> (punto di beatitudine).</p>
<p>Quando introduciamo alimenti con un elevato tenore di glucidi, lipidi e sale si può incorrere, involontariamente, in una dipendenza difficile da sradicare. Questi tre macro e micro nutrienti agiscono sui sistemi dopaminergico e limbico, proprio come come oppioidi endogeni, favorendo la continua assunzione degli stessi alimenti. Ciò comporta l’abbandono di una delle alimentazioni più varie e complete che la natura ci offre, cioè la <em>dieta mediterranea</em>, a favore di una dieta fatta quasi esclusivamente da artefatti industriali.</p>
<p>Oltre un effetto di dipendenza e appagamento mentale certi alimenti ricchi di zuccheri, grassi e sale fanno si che ci facciano “abituare” al loro <strong>gusto</strong>.</p>
<h4 style="text-align: center;"><em>Facciamo un esempio?</em></h4>
<p>Un alimento molto zuccherino o molto salato assunto ogni giorno ci sembrerà rispettivamente sempre meno dolce o meno salato causando <em>un aumento delle quantità da ingerire.&nbsp;</em>Questo è un effetto rafforzato dal <em>sistema dopaminergico</em> della ricompensa e dell’appagamento, ma anche dagli effetti delle <em>endorfine</em> rilasciate dopo il consumo del pasto. L’<strong>abitudine </strong>al gusto ci causerà un inconsapevole rifiuto verso gli alimenti meno “gustosi”, perché il palato, perdendo di sensibilità, non ci farà apprezzare il reale sapore degli alimenti. Per <em>settare</em> la percezione del gusto si necessitano di 8 settimane per il salato e 12 per il dolce, tanto è il tempo che le cellule necessitano per riappropriarsi di questo senso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><img decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-264 alignright" src="https://valeriavasile.it/wp-content/uploads/2016/11/1-300x300.jpg" alt="" width="132" height="132"></em></strong></p>
<h4 style="text-align: center;"><strong><em>Quali sono i possibili rimedi?</em></strong></h4>
<p>Il <strong>primo step</strong> da compiere è ridurre gradualmente l’utilizzo di artefatti industriali nella propria alimentazione, in modo tale da riappropriarsi del senso del gusto e ritornare all’utilizzo di cibi più sani. E’ noto che la <strong>masticazione</strong> sia un ottimo antistress, per questo ricorrere ad alimenti croccanti può aiutarci a superare i momenti più critici. Carote, sedano e finocchi, purtroppo non possono però essere considerati alimenti di “conforto”, se prima non si lavora attentamente sul gusto. Una <em>consulenza nutrizionale</em> può esserti utile a scegliere come modificare la tua alimentazione e ripristinare finalmente i <strong>sapori autentici</strong> del cibo.</p>
<p>Il <strong>secondo step</strong> prevede la gestione della fame nervosa da un punto di vista <strong>psicologico</strong>. Quando usiamo il cibo come <em>mezzo di autoconforto</em>, allora è auspicabile trovare altre <strong>strategie</strong> per riequilibrare il nostro rapporto con il cibo. Molte persone per esempio hanno difficoltà a <em>riconoscere gli stati emotivi</em> che le portano a mangiare e spesso confondono i segnali del corpo legati alla fame fisiologica, con le sensazioni fisiche legate a <strong>processi psicologici</strong>.</p>
<p>Purtroppo non esiste una “ricetta” valida da tutti, occorre comprendere i <em>significati</em> che ruotano attorno al cibo ed in che modo siano legati alla <em>storia</em> della persona. Un lavoro sulla <strong>gestione dello</strong> <strong><em>stress </em></strong>è inoltre indicato per affrontare simili problematiche ed evitare di incorrere nuovamente in quelle psico-trappole che ci impediscono di star bene con noi stessi.</p>
<p>Certamente la <em>stretta collaborazione</em> di due professionisti quali il nutrizionista e lo psicologo può rappresentare un valido alleato per aiutare la persona a raggiungere i propri obiettivi e migliorare la qualità di vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se hai domande, curiosità, o desideri contattarci per un sostegno alla tua dieta, contattaci:</p>
<p><strong>-Dr. Roberto Zena Biologo-Nutrizionista</strong></p>
<p>Tel.347.7055684, mail roberzena@gmail.com</p>
<p>Pagina Facebook:&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/RobertoZenaNutrizionista/">https://www.facebook.com/RobertoZenaNutrizionista/</a></p>
<p><strong>-Dr.ssa Valeria Vasile Psicologa-Psicoterapeuta</strong></p>
<p>Tel. 320.5657765 mail info@valeriavasile.it</p>
<p>Pagina Facebook:&nbsp;<a href="https://urly.it/3pkx">https://urly.it/3pkx</a></p>
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