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	<title>consapevolezza Archivi - Valeria Vasile</title>
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	<description>Dottoressa Psicologa e Psicoterapeuta</description>
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	<title>consapevolezza Archivi - Valeria Vasile</title>
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		<title>Come sopravvivere alle Vacanze di Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ValeriaVasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2018 09:10:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generali]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un breve guida Psico-nutrizionale per supportare la nostra ‘dieta’. Le vacanze di Natale sono ormai alle porte, finalmente possiamo rilassarci un...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Un breve guida Psico-nutrizionale per supportare la nostra ‘dieta’.</strong></h3>
<p>Le <strong>vacanze di Natale</strong> sono ormai alle porte, finalmente possiamo rilassarci un po’, concederci del tempo per noi e condividere dei momenti spensierati con i nostri cari. Molte città sono già addobbate a festa, le vie sono illuminate da tante luci natalizie e le piazze si riempiono di mercatini, ovunque si percepisce il <strong>clima natalizio</strong>.</p>
<p>Se da una parte le festività però ci rallegrano, dall&#8217;altra a volte turbano la nostra quiete, perché nascondono, tra <strong>cenoni e panettoni</strong>, insidie e tentazioni sempre in agguato. <strong>Destreggiarsi a tavola </strong>diventa così un’operazione per nulla facile. Si fa strada il<em> timore</em> di ritrovarci di fronte a menù piuttosto abbondanti, con piatti e dolci tipici delle tradizioni più buone ed antiche.</p>
<p style="text-align: center;">Non tardano ad arrivare neanche le ricorrenti implacabili domande: <em>come fare a conciliare le feste con la ‘linea’?&nbsp;Dieta preventiva o dieta restrittiva post-feste?</em></p>
<p>Le <strong>reazioni</strong> davanti a questi interrogativi possono essere di fatto numerose, ma ciò che le accomuna è la <strong>paura costante di perdere il controllo</strong> <strong>a tavola</strong>, che spesso si trasforma purtroppo in una vera e propria profezia che si autoavvera! Ed anche chi ha adottato la strategia di <em>giocare d’anticipo</em>, attraverso rigide diete, diviene consapevole di riprendere in pochissimo tempo tutti i chili persi, perché i continui divieti hanno avuto vita breve. Altre persone invece sembrano approfittare del periodo natalizio per sentirsi autorizzati a concedersi tutti i piaceri della tavola, dicendosi: <strong>“E’ Natale, da gennaio mi metto a dieta!”</strong>.</p>
<h4 style="text-align: center;"><strong>Qual è l’atteggiamento più ‘corretto’?</strong></h4>
<p style="text-align: left;">In ogni caso spesso sentiamo di essere in trappola, perché pensiamo di dover rinunciare comunque a qualcosa: ai menù natalizi oppure alla tanto agognata forma fisica.</p>
<p>Allora come trovare un <strong>equilibrio</strong> tra il rinunciare&nbsp;a tutto e non godersi il periodo natalizio, oppure il lasciarsi troppo andare e rientrare dalle vacanze rilassati sì, ma anche un po’ appesantiti?</p>
<p>Un primo passo potrebbe essere una <strong>pianificazione anticipata</strong> di ciò che desideriamo davvero mangiare. Impariamo a farci delle domande che possano sostenerci ad affrontare con <strong>consapevolezza</strong> un pasto ed evitare finalmente di essere vittime di impulsi incontrollati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Facciamo assieme un esempio pratico&nbsp;<img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-465 alignright" src="https://valeriavasile.it/wp-content/uploads/2018/12/merry_christmas__by_thepurpleunicorn-d5p1kpf.gif" alt="" width="113" height="90"> </strong></h3>
<p>Immaginiamo di trovarci ad un cenone con tantissime pietanze che scorrono proprio sotto i nostri occhi, prendiamoci qualche minuto per <strong>osservare</strong> tutto con molta attenzione, lasciamoci incantare dagli <strong>odori</strong>, immaginiamo le consistenze dei cibi.</p>
<p>Il primo ‘istinto’ sarebbe certamente di prendere tutto, ma soffermiamoci a riflettere prima di mettere il cibo nel nostro piatto. Proviamo a<strong> scegliere</strong> noi questa volta, senza lasciarsi confondere da tutti i sapori. Vorremmo davvero tutto quel cibo nel nostro piatto? Oppure qualche alimento in particolare ha catturato l’attenzione e desideriamo assaporarlo?&nbsp;Qualche ricetta ci farà riaffiorare dei <strong>ricordi</strong>, altre certamente un po&#8217;meno. La memoria del &#8216;gusto&#8217; di un piatto potrebbe orientare già alcune nostre scelte. Prendete il vostro tempo per decidere.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Selezionate con cura tutto ciò che vi piacerebbe davvero gustare</em>.</p>
<p>Avete voglia di lasagne o di brasato? Di tartine al salmone o al caviale? Come mai avete scelto proprio quel cibo?</p>
<p><strong>Ascoltatevi!</strong> Una volta che siete davvero certi di desiderare quella pietanza, assaporatela con cura, condividendo le vostre sensazioni con chi avete accanto. Giocate ad identificare i vari ingredienti, masticate lentamente e godetevi il vostro piatto. Lo avete scelto voi ed è tutto vostro!</p>
<p>E’ importante <strong>concentrarsi sulle sensazioni</strong> che il nostro corpo invia alla mente, perché solo ascoltandolo possiamo imparare a gestire al meglio i nostri bisogni. Ma non è tutto. <strong>Sentire il proprio corpo</strong> aiuta inoltre a <strong>regolare la quantità di cibo</strong> necessaria per percepire la sensazione di <strong>sazietà</strong>.</p>
<p>Una volta percepita la vostra soglia di pienezza, non costringete il vostro corpo a trovare altri spazi per altro cibo. Abbiatene cura.</p>
<p><strong>Buon Natale a tutti!</strong></p>
<p>Dr.ssa Valeria Vasile</p>
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		<title>Fame emotiva: come riconoscerla e gestirla.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ValeriaVasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2018 10:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generali]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
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		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[fame emotiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fame emotiva: come riconoscerla e gestirla. Un nutrizionista ed una psicoterapeuta a confronto. Chi non si è mai trovato a dover...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Fame emotiva: come riconoscerla e gestirla.</strong></h2>
<h3><strong>Un nutrizionista ed una psicoterapeuta a confronto.</strong></h3>
<p>Chi non si è mai trovato a dover fare i conti con la <em>bilancia</em>?</p>
<p>Ogni volta spaventati dalla cifra in aumento, ci chiediamo perché sia successo e come possiamo porre rimedio ai nostri errori. Ma non è sempre facile ottenere risposte precise né raggiungere nell’immediato i risultati sperati.</p>
<p>Delle volte ci è sufficiente<strong> riequilibrare</strong> la nostra alimentazione ed aumentare l’attività sportiva e già in poco tempo riusciamo a riprendere la forma fisica desiderata. Altre volte invece si tratta di un problema più<em> complesso</em>.</p>
<p>Ci rendiamo conto di perdere la <strong>consapevolezza</strong> della quantità degli alimenti ingeriti durante la giornata. Ma soprattutto richiediamo al cibo, spesso inconsapevolmente, un compito molto importante: <strong>sedare i nostri stati emotivi.</strong></p>
<p>Un lavoro impegnativo, stress, pensieri negativi, tutto ciò sembra svanire nel momento in cui ci sediamo a tavola a <strong>mangiare</strong>. Ma solo pochi minuti dopo aver deglutito l’ultimo boccone, ci rendiamo conto di aver inseguito una <em>chimera</em>: l’effetto confortante scompare, rimorso e <strong>sensi di colpa</strong> infatti non tardano ad arrivare.</p>
<p>Mangiare ha infatti un potere sorprendentemente contraddittorio: può regalarci la sensazione di ritrovare la<strong> calma</strong> interiore, ma allo stesso tempo può farci sentire terribilmente male e incapaci di gestire la nostra vita.</p>
<h4 style="text-align: center;">Avete mai sentito parlare di <strong><em>fame emotiva</em></strong><em>&nbsp;(o nervosa)&nbsp;</em>?</h4>
<p>Uno dei <strong>sintomi</strong> più comuni è l’irrefrenabile <strong>desiderio</strong> di assumere cibo indipendentemente dal reale bisogno di nutrirsi, purché si plachi lo stato ansioso in cui ci si ritrova in quel determinato momento. La fame emotiva tende a comparire <em>improvvisamente;&nbsp;</em>si focalizza in genere sulla scelta di <em>cibi ben specifici</em> (cioccolato, dolci, patatine) e solo quei cibi sembrano soddisfare le nostre necessità.</p>
<p>A lungo andare la fame nervosa compromette la percezione del nostro <strong>senso di sazietà</strong>.</p>
<p>Sfortunatamente gli alimenti che più mentalmente ci appagano sono quelli a più alto contenuto di <em>zuccheri, sale e grassi</em>, talmente elevati da squilibrare la dieta quotidiana. Il mix di questi tre ingredienti è in grado di <strong>alterare</strong> la normale percezione dei sapori. Le grandi multinazionali hanno da sempre investito nella ricerca, affinché venissero prodotti alimenti che provocassero quasi una vera e propria dipendenza, il cosiddetto <strong>Bliss Point</strong> (punto di beatitudine).</p>
<p>Quando introduciamo alimenti con un elevato tenore di glucidi, lipidi e sale si può incorrere, involontariamente, in una dipendenza difficile da sradicare. Questi tre macro e micro nutrienti agiscono sui sistemi dopaminergico e limbico, proprio come come oppioidi endogeni, favorendo la continua assunzione degli stessi alimenti. Ciò comporta l’abbandono di una delle alimentazioni più varie e complete che la natura ci offre, cioè la <em>dieta mediterranea</em>, a favore di una dieta fatta quasi esclusivamente da artefatti industriali.</p>
<p>Oltre un effetto di dipendenza e appagamento mentale certi alimenti ricchi di zuccheri, grassi e sale fanno si che ci facciano “abituare” al loro <strong>gusto</strong>.</p>
<h4 style="text-align: center;"><em>Facciamo un esempio?</em></h4>
<p>Un alimento molto zuccherino o molto salato assunto ogni giorno ci sembrerà rispettivamente sempre meno dolce o meno salato causando <em>un aumento delle quantità da ingerire.&nbsp;</em>Questo è un effetto rafforzato dal <em>sistema dopaminergico</em> della ricompensa e dell’appagamento, ma anche dagli effetti delle <em>endorfine</em> rilasciate dopo il consumo del pasto. L’<strong>abitudine </strong>al gusto ci causerà un inconsapevole rifiuto verso gli alimenti meno “gustosi”, perché il palato, perdendo di sensibilità, non ci farà apprezzare il reale sapore degli alimenti. Per <em>settare</em> la percezione del gusto si necessitano di 8 settimane per il salato e 12 per il dolce, tanto è il tempo che le cellule necessitano per riappropriarsi di questo senso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><img decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-264 alignright" src="https://valeriavasile.it/wp-content/uploads/2016/11/1-300x300.jpg" alt="" width="132" height="132"></em></strong></p>
<h4 style="text-align: center;"><strong><em>Quali sono i possibili rimedi?</em></strong></h4>
<p>Il <strong>primo step</strong> da compiere è ridurre gradualmente l’utilizzo di artefatti industriali nella propria alimentazione, in modo tale da riappropriarsi del senso del gusto e ritornare all’utilizzo di cibi più sani. E’ noto che la <strong>masticazione</strong> sia un ottimo antistress, per questo ricorrere ad alimenti croccanti può aiutarci a superare i momenti più critici. Carote, sedano e finocchi, purtroppo non possono però essere considerati alimenti di “conforto”, se prima non si lavora attentamente sul gusto. Una <em>consulenza nutrizionale</em> può esserti utile a scegliere come modificare la tua alimentazione e ripristinare finalmente i <strong>sapori autentici</strong> del cibo.</p>
<p>Il <strong>secondo step</strong> prevede la gestione della fame nervosa da un punto di vista <strong>psicologico</strong>. Quando usiamo il cibo come <em>mezzo di autoconforto</em>, allora è auspicabile trovare altre <strong>strategie</strong> per riequilibrare il nostro rapporto con il cibo. Molte persone per esempio hanno difficoltà a <em>riconoscere gli stati emotivi</em> che le portano a mangiare e spesso confondono i segnali del corpo legati alla fame fisiologica, con le sensazioni fisiche legate a <strong>processi psicologici</strong>.</p>
<p>Purtroppo non esiste una “ricetta” valida da tutti, occorre comprendere i <em>significati</em> che ruotano attorno al cibo ed in che modo siano legati alla <em>storia</em> della persona. Un lavoro sulla <strong>gestione dello</strong> <strong><em>stress </em></strong>è inoltre indicato per affrontare simili problematiche ed evitare di incorrere nuovamente in quelle psico-trappole che ci impediscono di star bene con noi stessi.</p>
<p>Certamente la <em>stretta collaborazione</em> di due professionisti quali il nutrizionista e lo psicologo può rappresentare un valido alleato per aiutare la persona a raggiungere i propri obiettivi e migliorare la qualità di vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se hai domande, curiosità, o desideri contattarci per un sostegno alla tua dieta, contattaci:</p>
<p><strong>-Dr. Roberto Zena Biologo-Nutrizionista</strong></p>
<p>Tel.347.7055684, mail roberzena@gmail.com</p>
<p>Pagina Facebook:&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/RobertoZenaNutrizionista/">https://www.facebook.com/RobertoZenaNutrizionista/</a></p>
<p><strong>-Dr.ssa Valeria Vasile Psicologa-Psicoterapeuta</strong></p>
<p>Tel. 320.5657765 mail info@valeriavasile.it</p>
<p>Pagina Facebook:&nbsp;<a href="https://urly.it/3pkx">https://urly.it/3pkx</a></p>
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